Al di fuori dai confini europei ci sono diversi esempi di come il cineturismo abbia agito sul breve e continui ad avere effetti anche sul lungo termine. Ancora oggi, il 20% dei visitatori delle Devils Tower nel Wyoming è dovuto a “Incontri ravvicinati del terzo tipo”, mentre il campo da baseball circondato da campi de “L’uomo dei sogni” è diventata una meta turistica dove tutti possono giocare, attirando 35000 visite solo nel 1991 e migliaia di fan da tutto il mondo negli anni successivi, continuando ancora oggi. “Sideways”, ambientato tra le aziende vinicole californiane e diventato poi un cult, continua non solo a invogliare gli spettatori a compiere veri e propri tour tra le cantine, ma ha migliorato l’immagine e il posizionamento del vino di quella regione, rendendolo conosciuto e apprezzato da un pubblico più vasto. Questo ha significato anche un aumento delle persone impiegate nell’ambito enologico e il raddoppiamento del numero di aziende dedicate al vino nell’arco di 10 anni. Nel 2000, le spiagge thailandesi hanno accolto il 22% di giovani visitatori internazionali in più dopo il lancio di “The Beach”, mentre nello stesso anno “Mission Impossible 2” ha raddoppiato il numero di avventori del National Park di Sydney.

Un caso emblematico di come massimizzare gli effetti del cineturismo è quello della Nuova Zelanda e delle serie “Il Signore degli Anelli” e “The Hobbit”. Lo Stato insulare oceanico ha sposato il progetto dei film promuovendosi come “La Terra di Mezzo” attraverso un piano di public relation e marketing studiato sia a livello nazionale, sia dai privati. La Air New Zealand ha decorato due 777 a tema tolkeniano, mentre oltre 50 società private propongono pacchetti e servizi legati all’opera di Jackson. Chi, però, ha davvero orchestrato l’operazione è l’Ente Nazionale del Turismo che, per esempio, in occasione degli Oscar ha studiato una comunicazione diretta a un target più sensibile al cinema , concentrandosi in particolare su Los Angeles. Questo ha portato Discovery Channel a celebrare la giornata di assegnazione dei prestigiosi premi con tre ore di documentari dedicati alla Nuova Zelanda, a conferma di come il Paese fosse diventato sinonimo del film. Il risultato è delle tante iniziative proposte in questa ottica e è stato un aumento del turismo del 50%, di cui l’1% dice di aver scelto questo viaggio per visitare gli scenari de “Il Signore degli Anelli”, generando un indotto di 27 milioni di dollari in un anno. A questo si aggiunge un 6% che dichiara di aver scelto la Nuova Zelanda anche per vedere i luoghi della saga, mentre l’80% complessivo dei viaggiatori sa che Peter Jackson ha girato i suoi cinque lungometraggi in quel Paese. Il regista, inoltre, ha avviato insieme a dei soci degli studios in loco, avviando una nuova industria e creando posti di lavoro.

 

Balza, quindi, facilmente agli occhi come realtà in cui si sia dato respiro e si sia creduto al cinema e all’audiovisivo abbiano avuto degli ottimi riscontri non solo per chi faceva parte delle realtà immediatamente coinvolte –maestranze o tecnici-, ma anche per l’intero territorio, specie se si tratta di esperienze integrate e promosse dalle istituzioni locali. Si auspica quindi che lo sviluppo della Veneto Film Commission si muova in questa direzione, dando linfa a un nuovo, interessante spunto per il turismo nazionale.

 

Quinta parte