di Marco Contino

Anche se meno presente rispetto ad altre edizioni, il Veneto si è affacciato alla 73esima Mostra del Cinema di Venezia con le sue professionalità e le sue risorse, sia nel concorso principale sia nelle varie sezioni collaterali del Festival. Qualcuno, anzi, si è moltiplicato mettendo il piede qui e là, come il montatore padovano Davide Vizzini. Per lui doppio tappeto rosso: quello della competizione ufficiale con “Piuma” di Roan Johnson e quello, un po’ più defilato ma sempre molto prestigioso, delle Giornate degli Autori che hanno ospitato l’opera di Marco Danieli, “La ragazza del mondo”. Due film molto diversi tra loro che hanno contributo ad accendere il dibattito sul cinema italiano, sulle sue prospettive e sui margini di crescita della nostra produzione nazionale. Se “Piuma”, con la sua storia di adolescenti alle prese con una gravidanza inaspettata, ha fatto storcere il naso ai puristi del concorso che hanno bollato il film come troppo leggero per una Mostra d’Arte Internazionale, “La ragazza del mondo” ha aperto una finestra su una realtà poco conosciuta come quelle dei testimoni di Geova attraverso una storia di formazione che evita il cinema di denuncia. Due collaborazioni che nascono da lontano: Davide Vizzini e Marco Danieli sono stati compagni di studio al Centro Sperimentale di Roma, mentre con Roan Johnson il legame professionale risale al precedente lungometraggio di quest’ultimo “Fino a qui tutto bene”. E, a proposito di “Piuma”, al film ha lavorato anche Lorenzo Tomio, compositore trevigiano, già collaboratore del Gruppo Alcuni, la casa di produzione e distribuzione di cartoni animati, tra cui la serie televisiva (e poi cinematografica) de “I cuccioli”.

Le luci del Festival si sono accese anche per l’attrice (e cantante) veneziana Maria Roveran, protagonista insieme a Margherita Buy del film di Giuseppe Piccioni, “Questi giorni”, presentato in concorso. Maria Roveran è così tornata alla Mostra quattro anni dopo il successo di “Piccola Patria” (il film di Alessandro Rossetto che fu selezionato in Orizzonti insieme a “La prima neve” di Andrea Segre”: una edizione ad alto tasso di padovanità) che l’ha fatta conoscere al grande pubblico e che le ha aperto molte strade, sia al cinema (in seguito ha recitato anche ne “La foresta di ghiaccio” insieme a Emir Kusturica), sia a teatro (nel ruolo principale de “L’opera da tre soldi” di Damiano Michieletto al Piccolo Teatro Strehler di Milano) sia nella musica (con la pubblicazione del suo primo album: Alle profonde origini delle rughe profonde).

Nell’anno d’oro dei montatori padovani, anche Sara Zavarise (la sua collaborazione con Andrea Segre è ormai consolidata da tempo) si è ritagliata il suo spazio in Orizzonti, lavorando al montaggio de “Il più grande sogno”, esordio alla regia del giovano Michele Vannucci, storia moderna di un “Cristo di periferia” che poi è quella vera (tranne alcune concessioni) di Mirko Frezza, sorta di eroe di borgata romano. Insomma, mutuando l’espressione dall’omonimo cortometraggio di Francesco Bovo e Alessandro Pittoni, anche quest’anno il Festival si è dimostrato “vivo e veneto”.